Avete provato a leggere la versione consolidata del "Trattato di Lisbona", ovvero la tanto decantata COSTITUZIONE EUROPEA, e i documenti ad esso correlati:
A) Carta dei diritti fondamentali dell’unione europea.
B) Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle Libertà
Non è semplice, ma con un po’ di pazienza e spremendo le nostre meningi possiamo estrapolare delle utili informazioni sul destino dei cittadini europei .
A titolo d’esempio riporto alcuni articoli presi dalla "Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà" evidenziando in grassetto/corsivo, senza alcun commento, alcuni passi degni di riflessione da parte del lettore:
TITOLO 1 DIRITTI E LIBERTÀ
Articolo 2 Diritto alla vita
1 Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può
essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di
una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il
reato sia punito dalla legge con tale pena.
2 La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo
se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario:
a per garantire la difesa di ogni persona contro la violenza illegale;
b per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una
persona regolarmente detenuta;
c per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione.
Articolo 5 Diritto alla libertà e alla sicurezza
1 Ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza. Nessuno può essere
privato della libertà, se non nei casi seguenti e nei modi previsti dalla
legge:
a se è detenuto regolarmente in seguito a condanna da parte di un
tribunale competente;
b se si trova in regolare stato di arresto o di detenzione per violazione
di un provvedimento emesso, conformemente alla legge, da un
tribunale o allo scopo di garantire l’esecuzione di un obbligo
prescritto dalla legge;
c se è stato arrestato o detenuto per essere tradotto dinanzi all’autorità
giudiziaria competente, quando vi sono motivi plausibili di sospettare
che egli abbia commesso un reato o vi sono motivi fondati di ritenere
che sia necessario impedirgli di commettere un reato o di darsi alla
fuga dopo averlo commesso;
d se si tratta della detenzione regolare di un minore decisa allo scopo
di sorvegliare la sua educazione oppure della sua detenzione
regolare al fine di tradurlo dinanzi all’autorità competente;
e se si tratta della detenzione regolare di una persona suscettibile di
propagare una malattia contagiosa, di un alienato, di un alcolizzato,
di un tossicomane o di un vagabondo;
f se si tratta dell’arresto o della detenzione regolari di una persona per
impedirle di entrare illegalmente nel territorio, oppure di una persona
contro la quale è in corso un procedimento d’espulsione o
d’estradizione.
Provate a leggere ATTENTAMENTE questo trattato e LA DOCUMENTAZIONE AD ESSO CORRELATA, vi troverete una serie interminabile di contraddizioni e di rimandi … Ma prima leggete la nostra COSTITUZIONE, quella DOC prima che sia modificata per adattarla ed asservirla all’unione europea delle banche e dei mercati.








STREIKERTRANSPORT.
La deportazione politica nell’area industriale di Sesto San Giovanni, 1943-1945.
Edizione Guerini e Associati.
Libro di Giuseppe Valota
Recensione di Laura Tussi
Lo studio di ricerca di Giuseppe Valota, figlio di Guido, deportato politico soppresso a Mauthausen, Presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati di Sesto San Giovanni e Monza, è stato promosso dall’ANED, con il patrocinio della città di Sesto San Giovanni, della provincia di Milano, del comune di Milano e del consiglio di zona nove, con il sostegno della COOP Lombardia e di altre importanti associazioni, cooperative e aziende. La ricerca è edita da Guerini e Associati e dalla Fondazione-Istituto per La storia dell’età contemporanea. Il lavoro di documentazione ricostruisce, con passione civile ed umana e con serietà scientifica, uno spaccato storico dell’Italia dal 1943 al 1945 e, nello specifico, la vita delle fabbriche di Sesto San Giovanni. Sesto San Giovanni è stata una città industriale, con grandi centri di produzione, come la Breda, la Falck, la Pirelli, che nascono all’inizio del Novecento. Erano grandi poli industriali siderurgici, elettromeccanici e chimici e attiravano molti lavoratori dalla provincia, dalla bergamasca, dalla bresciana, dalla bassa milanese e dal Veneto. I lavoratori costituivano enormi villaggi dove lo Stato era assente e le fabbriche stesse si occupavano dell’assistenza per i dipendenti e i loro figli, creando la comunità di operai fuori e dentro il polo industriale stesso. Sesto San Giovanni ha subito le violenze e le persecuzioni fasciste. La dittatura è un modo di gestire il Paese e il problema nasce con il dissenso, quando qualcuno non è d’accordo e non può esprimere le proprie opinioni. Sesto San Giovanni è stata una delle aree industriali più importanti d’Italia ed Europa, per la concentrazione di fabbriche di lavoratori che hanno animato una Resistenza collettiva e di massa. La Resistenza operaia ha coinvolto la città e l’area milanese e lombarda, dove gli scioperi contro il fascismo e l’occupazione nazista e la deportazione in massa di lavoratori che scioperavano contro il nazifascismo, hanno assunto un valore emblematico, che ha travalicato i confini del territorio nazionale. Le deportazioni nei campi di sterminio nazisti di centinaia di donne e uomini, operaie e operai scioperanti, che si opponevano al regime di negazione della libertà nella repressione, nella guerra e nelle morti per stenti, percosse e fame, appare in questa raccolta di testimonianze più che mai di rilevanza attuale.
Il libro raccoglie racconti dettagliati di esperienze e diari di perseguitati, deportati per motivazioni politiche, colpevoli esclusivamente di essere operaie e operai scioperanti, di cui sono state elaborate e predisposte anche schede biografiche che ne consentono ancora oggi l’identificazione. In una prospettiva corale sono raccolti i ricordi, le memorie e le testimonianze dei lavoratori deportati di una comunità radicata nel rifiuto del fascismo e ancora attualmente impegnata nel promuovere il sentimento civile e umano, la coscienza collettiva dell’opposizione operaia e della resistenza, nel tratto forte della memoria della Seconda Guerra Mondiale, con le lotte di fabbrica, nella guerriglia e nella Resistenza partigiana di opposizione al regime. I testimoni dimostrano molto orgoglio, raccontando sommessamente le privazioni: la fame, il freddo, e le umiliazioni per condizioni di vita disumane, che tuttavia non fanno dimenticare a nessuno la propria dignità. Nei ricordi, nei racconti, nelle narrazioni domina lo spaesamento, con il graduale dileguarsi di ogni parametro di esistenza normale, nell’ostinato rifiuto dell’accettazione degli eventi terrificanti, della tragedia delle deportazioni, contraddistinta dal carattere inatteso, che appare gratuito e casuale, della cattura e del viaggio, il Transport appunto, verso i campi di concentramento e di sterminio. La vicenda che ha coinvolto e travolto queste lavoratrici e questi lavoratori si conclude senza trionfalismi, senza proclami altisonanti di vendetta e di patriottismo esasperati, ma con il ricordo duraturo del dolore e con il lutto per i compagni e gli amici morti nelle persecuzioni e nelle deportazioni di civili. L’importanza valoriale di questo studio di ricerca consiste nel ricordare e far monito degli eventi, così da non ripetere gli errori e gli orrori della storia…Per non dimenticare.
Laura Tussi