“L’Istituto nazionale di valutazione del sistema scolastico fa sapere che in Italia fra la scuola elementare e media del Meridione e quella del Centro-Nord rischia di aprirsi un baratro che diverrà incolmabile a fronte delle politiche scolastiche del Governo”.
E’ quanto dichiarano Piergiorgio Bergonzi e Michelangelo Tripodi, responsabili, rispettivamente, Scuola e Mezzogiorno del Pdci – Federazione della sinistra. “Nel 2009-2010 – continuano Bergonzi e Tripodi – su un taglio di circa 1.800 classi nella scuola elementare, ben 1.200 sono al sud e nelle isole e su un taglio di circa 1.200 classi alle medie, oltre 800 sono nel sud e nelle isole. Le nostre 10.500 istituzioni scolastiche sono state ridotte di circa 300 unità: ben 140 si trovano nel sud e nelle isole, circa 80 solo in Calabria. I ‘licenziamenti’ di migliaia di docenti precari hanno colpito tutto il Paese, in modo pesantissimo il Sud e le Isole. Medesimo discorso per la scuola a tempo pieno: su 135 mila classi di scuola elementare, circa 99 mila (73%) sono a tempo ‘normale’ e 36.500 (27%) a tempo pieno. Salvo poi scoprire che nel sud e nelle isole il tempo pieno, praticamente, è inesistente e che quindi al nord e al centro la scuola elementare a tempo pieno si avvicina al 50% del totale, mentre al sud è prossima allo zero”. “Per colmare il baratro – sostengono i due dirigenti del Pdci – il Governo deve riconoscere a tutti i bambini e le bambine del nostro Paese gli stessi diritti. Si utilizzino le risorse che si vogliono sprecare per la costruzione del Ponte di Messina per realizzare un piano di ristrutturazione e costruzione di edilizia scolastica (10 miliardi in 3 anni). Al contempo, il Governo reinvesta le risorse tagliate in termini di classi e insegnanti per espandere ovunque il tempo pieno e per far sì che i bambini e le bambine del Meridione possano fruirne al pari di tutti i loro coetanei”.
Fonte: telereggiocalabria









Dunque, siccome solo ora viene ufficializzata una situazione nota da almeno 40 anni, i signori Bergonzi e Tripodi non trovano di meglio che prendersela con il taglio delle classi, come se il problema non fosse invece, e in tutta Italia, quello della capacità degli insegnanti, reclutati a caso, peggio che all’ufficio di collocamento.
Se continua di questo passo, la priorità per qualsiasi governo sarà quella di trovare il modo di non buttare più soldi in questo pozzo senza fondo che è la scuola, che attualmente assorbe in stipendi per un personale sempre più dequalificato il 97% e più delle risorse.
Sarà poi bene che qualcuno vada a verificare il rapporto numerico studenti/insegnanti in Europa, in Italia e nelle diverse regioni d’Italia.
Ma ad essere realisti (e anche un po’ ottimisti) ci vorrà una generazione per rimediare a guasti iniziati nel 1971, con una legge che a chi sa di scuola dovrebbe essere ben nota, e a causa della quale non ci sono più, in Italia, le eccellenze che esistevano sia al nord sia al sud. Ora la scuola sta solo insegnando ai giovani il disprezzo del lavoro manuale, senza con questo dare loro i mezzi di apprendere davvero qualcosa di più impegnativo.
E’ davvero singolare questa cecità per cui si parla di fenomeni di portata epocale, che si misurano sulla base di decenni, non trovando di meglio che criticare provvedimenti appena attuati o soltanto paventati.
Si ricerchino le cause dei problemi, e solo dopo si parli dei rimedi.