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	<title>FreeDoom!!! &#187; CGIL</title>
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	<description>Epistula non erubescit</description>
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		<title>Siamo tutti giapponesi &#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 19:02:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>RoLa1961</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[da Il Manifesto: Lidl denuncia la Cgil «Danni da sciopero» di Antonio Sciotto Non c’è solo il «metodo Sacconi» per contrastare gli scioperi: in attesa della nuova legge preannunciata dal ministro del Lavoro &#8211; che restringerà molto le possibilità di protesta &#8211; la multinazionale tedesca Lidl applica metodi fatti in casa. La soluzione è quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone" title="second life" src="http://newsroom.cisco.com/images/CES_second_life_KoolAid_001.jpg" alt="" width="888" height="712" /></p>
<p style="text-align: left;"><span><span style="font-size: x-small; font-family: Arial;"><big><big>da Il Manifesto:</big></big><strong></strong></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><big><big>Lidl denuncia la Cgil «Danni da sciopero»</big></big></strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><big><big><br />
<span id="more-167"></span> </big></big></strong></span><br />
di Antonio Sciotto</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è solo il «metodo Sacconi» per contrastare gli scioperi: in attesa della nuova legge preannunciata dal ministro del Lavoro &#8211; che restringerà molto le possibilità di protesta &#8211; la multinazionale tedesca Lidl applica metodi fatti in casa. La soluzione è quella di denunciare il sindacato che ha organizzato lo stop, insieme ai delegati più in vista: a Trento il colosso dei supermercati low cost ha presentato un esposto contro un sindacalista della Filcams Cgil, Roland Caramelle, e due delegate della stessa sigla. Il motivo dell’azione è legato a uno sciopero svolto nella filiale trentina il 20 settembre scorso, e pare che l’azienda chieda un risarcimento di 74 mila euro. Il condizionale è d’obbligo perché la denuncia non è ancora stata notificata agli interessati, ma la notizia è arrivata dritta dritta dall’azienda qualche giorno fa: il capo area Lidl del Trentino si è infatti recato nella sede del negozio «ribelle», dove ha incontrato le due delegate, il funzionario sindacale e il segretario provinciale della Filcams, comunicando l’avvenuta denuncia.<br />
La somma richiesta, anch’essa riferita dal dirigente Lidl, dovrebbe venire dall’addizione del mancato incasso più una sorta di «danno di immagine» che gli scioperanti avrebbero arrecato al marchio, a causa della diffusione dei volantini ai clienti e della copertura che i media locali hanno dato alla protesta: «L’obiettivo di fatturato giornaliero per la filiale di Trento è di 47 mila euro &#8211; spiega Caramelle &#8211; Ma il giorno dello sciopero l’incasso è stato di soli 1800 euro. I clienti hanno offerto una solidarietà che in tanti anni che faccio sindacato non avevo mai visto: hanno detto che avevamo ragione a protestare, e che anzi avremmo dovuto farlo prima. E parecchi di loro hanno deciso di recarsi a fare le compere altrove, almeno per quella giornata». In negozio sono rimasti solo alcuni capi e una commessa in periodo di prova.<br />
Anche alla Lidl di Trento, come nel resto d’Europa, la gran parte dei dipendenti è formata da donne: part time, spesso mamme, con stipendi intorno ai 700 euro mensili. Fasce di lavoratori molto deboli dunque, e ogni sciopero riuscito, perciò, è da salutare come un successo. «Ci siamo fermati per la dignità &#8211; spiega il sindacalista Cgil &#8211; Può sembrare un concetto astratto, se non si conoscono le condizioni quotidiane di lavoro. Ci sono controlli continui nelle borse delle lavoratrici all’uscita del supermercato: temono furti. Poi fanno i cosiddetti ‘test carrello’: ispettori con carrelli stracolmi, per verificare che venga battuto ogni prodotto. O mettono soldi in più nelle casse, per testare l’affidabilità e le tentazioni al furto». Ma non basta: «Nella filiale &#8211; continua la Cgil &#8211; c’è un solo bagno per clienti e dipendenti, e le commesse sono costrette a pulirlo. E c’è il grande problema dei turni cambiati all’ultimo momento: per le mamme è impossibile».<br />
La multinazionale del discount, fondata negli anni ‘30 dalla famiglia Schwarz, si è diffusa dalla Germania in tutta Europa. Il sindacato Ver.di ha dedicato due libri alle vicende dei lavoratori, denunciando una pervicace attività antisindacale: si tratta del «Libro nero» tedesco, focalizzato sulla homeland, e della versione europea, che raccoglie testimonianze da tutti i paesi dove la Lidl si è insediata.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/argomenti-settimana/articolo_6a8db3247d8965c527f39e65c3c465dc.html">IL MANIFESTO</a></p>
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